Editoriale

 

 n. 1 – 2013


     ELEZIONI : CHE FARE ?      

 

Non si può dire (e dispiace) che Rivoluzione Civile sia entrata nella campagna elettorale a vele spiegate, con il vento in poppa. I tanti consensi ottenuti inizialmente dalla proposta di dar vita ad una lista di sinistra, alternativa non soltanto rispetto a quelle delle destre e del centro “moderato” che sostiene la candidatura di Monti, ma anche alla coalizione PD – SEL – PSI – Centro Democratico  sono diminuiti e c’è il rischio che una parte di suoi potenziali elettori si astenga o “dirotti” sul M5Stelle di Grillo o sul centrosinistra. A suscitare perplessità e delusioni è stata come è noto la decisione dei più noti promotori dell’appello “Cambiare si può”, i quali si sono defilati non accettando che si candidassero anche i segretari (o “esponenti di primo piano”) dei Partiti aderenti all’iniziativa (Rifondazione comunista, Italia dei Valori, Partito dei comunisti italiani e Verdi) e contestando il “metodo” (ritenuto antidemocratico) di formazione delle liste.

 

Tuttavia, i movimenti, la società civile, sono presenti nelle liste; ma la richiesta di emarginare le organizzazioni politiche – i cui militanti, peraltro, spesso animano o partecipano attivamente alle lotte per il lavoro, i beni comuni, la difesa dell’ambiente e i diritti civili – “utilizzandole” soprattutto (se non pressoché esclusivamente) per la raccolta delle firme, non  è stata soddisfatta. Per quanto riguarda la scelta delle candidature, invece, le critiche non possono ritenersi  infondate: in qualche caso sono state effettivamente “paracadutate” dall’alto, d’autorità, senza tener conto della volontà manifestata dagli elettori (e lo stesso è avvenuto per alcune esclusioni) e suscitando sgradevoli tensioni e qualche risentimento.

 

Il limite più grave, però, è un altro: questa coalizione potrà “reggere” anche dopo il voto (qualunque sia il suo risultato)? Potrà crescere e diventare un punto di riferimento, la “sponda politica”, per la costruzione di una forte alternativa antiliberista (anticapitalista), capace di opporsi efficacemente alle politiche in vario modo perseguite da Berlusconi prima, da Monti poi con l’avallo del PD?  Il dubbio è legittimo: non si può sottovalutare il fatto che alcune delle sue componenti, in particolare Italia dei Valori e soprattutto il PdCI, intendono “aprirsi” al centrosinistra, di cui in sostanza si sentono parte (del resto, hanno già invitato a partecipare alle primarie gestite da PD e da Sel, condividendone quindi, di fatto, la “Carta d’intenti”). Evidentemente, l’illusione di poter “condizionare” il PD, per riorientarlo a sinistra, è dura a morire: non si comprende (probabilmente, anzi, non si vuole comprendere) che il DNA di quel partito è profondamente cambiato e perciò si continua a pensare che la maggioranza della sua “base” sia  in sostanziale disaccordo con le attuali  politiche della sua dirigenza. Ma, appunto, si tratta di un’illusione. Ancora più ambigua è la collocazione di Italia dei Valori.

 

In questa situazione si presentano perciò due opzioni: votare o astenersi. Personalmente, chi scrive propende, allo stato attuale delle cose, per la prima, ritenendo che, comunque, riportare nel Parlamento una opposizione di sinistra, anche se piccola, eterogenea e con contraddizioni ancora irrisolte, possa essere un primo passo verso la costruzione di un movimento politico coeso, in grado di coordinare i movimenti e le lotte sociali e di aprire una nuova prospettiva di cambiamento Ma, certo, non sarà quello istituzionale il terreno da privilegiare.

(m.ro.)