WWW: SU INTERNET POTETE TROVARE

 

 

 

Movimento operaio – “La pagina di Antonio Moscato", http://antoniomoscato.altervista.org/index.php"

 

Il sito è nato con l’intenzione di raccogliere e quindi non far disperdere una notevole quantità di saggi, articoli, libri ormai introvabili.

Com’è noto Antonio Moscato (Roma, 1938)  ha insegnato per decenni Storia del Movimento operaio e Storia contemporanea presso l’università di Lecce (per alcuni anni anche Storia e istituzioni dei paesi afroasiatici).

Da qualche mese è andato in pensione e così ha più tempo per riorganizzare il materiale accumulato, mentre la crisi accelerata e profonda del movimento operaio e della sinistra italiana rende urgente il compito di non disperdere un grande lavoro di ricerca e di militanza politica. Il sito è molto ben fatto ed è diviso in sezioni:   Attualità e Polemiche, I grandi nodi del Novecento, Archivio. Nella prima sezione – come dice il titolo – sono incluse tutte le principali polemiche condotte da Moscato: sull’URSS innanzitutto e la Russia dopo il 1991, ma anche sul giudizio da dare dell’esperienza cubana, su Rifondazione Comunista,  su Israele, la Palestina e il sionismo, sul rapporto tra la Libia e l’Italia.

Nella sezione I grandi nodi del novecento potrete trovare libri e saggi scritti da Moscato, ma anche testi di Livio Maitan, Ernest Mandel e Gianni Rigacci e che altrimenti non sarebbero facilmente reperibili. Nell’Archivio potete trovare vari libri (scannerizzati) anch’essi oggi introvabili. Dalla schermata iniziale si può facilmente accedere agli ultimi articoli pubblicati da Moscato su temi di attualità politica.

 

 

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QUALE   STATO

n. 1-2, 2009  
ANTOLOGIA DELLA CRISI GLOBALE

 

E’ il trimestrale della Funzione Pubblica Cgil  che abbiamo già recensito nella sezione Riviste. Qui vogliamo solo segnalarne il sito http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/685 da cui è possibile scaricare direttamente l’indice  e l’introduzione di Massimo Florio al volume in formato pdf.

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11 febbraio 1929 : anniversario dei “Patti Lateranensi”

 

Ricorre quest’anno l’ottantesimo anniversario della firma dei Patti Lateranensi tra lo Stato italiano (fascista) e il Vaticano. I Patti furono due: un Concordato sui reciproci rapporti e un Trattato, con allegata una Convenzione Finanziaria. Il Trattato Lateranense è l'atto istitutivo dello Stato della Città del Vaticano, con il quale lo Stato italiano riconosceva al Papa la piena sovranità e indipendenza sulla sola ed esclusiva parte del territorio della città di Roma compreso nella cerchia delle Mura Leonine, oltre che sulla Piazza San Pietro. Questo territorio, pur estremamente ridotto, è riconosciuto a livello internazionale e assicura l'indipendenza politico-economica della Santa Sede. La Convenzione Finanziaria riconobbe al Vaticano un'ingente somma quale compenso per la rinuncia al potere temporale esercitato dalla chiesa direttamente nel proprio Stato, situato nell'Italia centrale, dal 756 al 1870.

Offriamo una selezione di indirizzi internet dichiaratamente critici, ma anche informativi sull’argomento.

 

REVISIONE O ABOLIZIONE DEL CONCORDATO?

http://www.homolaicus.com/diritto/concordato.htm

 

 

Non sappiamo chi gestisce il sito, che si chiama IDEE PER UN DIRITTO DEMOCRATICO - La laicità e la democrazia come valori universali,  però i contenuti sono più che accettabili. Il testo della lunghissima nota parte dal vecchio Concordato per arrivare velocemente al nuovo Concordato (firmato nel 1984 da Craxi e dal cardinale Casaroli) che sottopone ad approfondita analisi giuridico-politica. Ve ne raccomandiamo la lettura.

Altro sito web utile è il seguente: http://www.uaar.it/laicita/concordato dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) che in questo sito offre molti elementi a favore della abrogazione del Concordato.

Segnaliamo infine il sito dell’Agenzia delle Entrate (cercatela direttamente con Google) che spiega dettagliatamente i meccanismi applicativi del CINQUE PER MILLE,  termine con cui viene definito il meccanismo in virtù del quale il cittadino-contribuente può scegliere di destinare il cinque per mille della propria IRPEF al sostegno del settore no profit, dell’università, della ricerca scientifica e sanitaria.

Sicuramente anche quest’anno (cioè nella prossima Dichiarazione dei Redditi 2009 per l’anno fiscale 2008) sarà possibile usufruirne. Perché non pensare a mettere in piedi associazioni culturali o di volontariato laico o di ricerca scientifica o altro ancora che possano beneficiare di questa forma di finanziamento dal basso? Cosa fanno la sinistra e i movimenti in questo campo? Qualcuno ci sa dare una risposta? Qualcuno ci sa dare esempi positivi di come si possa fare politica nel sociale usando (legalmente) i meccanismi dello Stato italiano?

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materiali resistenti

http://materialiresistenti.blog.dada.net/post/1206918417/crisi+ democratica#more

crisi democratica

Su Materiali resistenti, rivista web a cadenza mensile, potete trovare un bell’articolo di Alberto Bugio intitolato Crisi democratica. Il paradosso innominabile della crisi democratica, che affronta il tema del trasformismo politico nella storia e nella più recente cronaca politica italiana. 

Dice Bugio: “Cambiare il sistema politico a partire dalla mutazione della propria identità facendo propri molti elementi di quella che caratterizza l'antico avversario. Sempre in nome della concordia. E del mantenimento dello status quo  (…)  Con la nascita del Pd si è compiuta per tanti ex-comunisti la traversata del deserto cominciata nell'89 alla Bolognina (…). Gran parte della dirigenza post-comunista si è organicamente insediata al centro del sistema politico, ripudiando con fervore e fragore i fondamentali della propria precedente identità. I programmi, ridotti a spot propagandistici, non rimandano ad alcuna cultura politica degna di questo nome. Contano solo le facce dei leader o dei candidati eccellenti. E l'orizzonte politico, eclissato il tema eversivo della trasformazione, precipita sull'esistente e sulla sua gestione.
Insomma, ancora una volta gran parte della sinistra italiana si «trasforma» per convergere nel «grande centro» contro cui era nata e che per lungo tempo ha considerato l'altro da sé. Perché ciò nuovamente avvenga è oscuro. E, come nel caso del trasformismo classico, le risposte moralistiche o «antropologiche» (…) lasciano insoddisfatti. Probabilmente la questione delle questioni concerne la difficoltà dell'operare in questa società senza appartenerle, e mantenendo intatta la tensione al suo superamento. (...)  Quanto alla prospettiva, vale la pena di osservare che (…) il quadro non presenta solo ombre e forse rivela anche qualche luce. (…) Chissà che - come in passato - anche questo ennesimo centralizzarsi della «classe politica» non risponda a un moto tellurico che ancora non si manifesta in superficie. Ma che scava sottotraccia e rode le fondamenta di un edificio fragile, se non già periclitante.” 

L’articolo è lungo e contiene molte indicazioni bibliografiche preziose per  chi volesse approfondire l’argomento.

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Monthly Review

Continuiamo a segnalare articoli tratti dal sito web di Monthly Review, la famosa rivista di sinistra statunitense. Il pezzo che vi segnaliamo si intitola “Political Islam in the Service of Imperialism” ed è di Samir Amin. Ci sembra particolarmente interessante in quanto parla dell’integralismo islamico che è stato citato e usato come strumento interpretativo da Badiale e Bontempelli nel libro La sinistra rivelata, di cui pubblichiamo una recensione proprio su questo numero di Cassandra.  E’  possibile scaricarlo dal sito della rivista, all’indirizzo che indichiamo più sotto.

 

Political Islam in the Service of Imperialism

by Samir Amin

December 2007,  http://www. monthlyreview.org/1207amin.htm

 

«All the currents that claim adherence to political Islam proclaim the “specificity of Islam.” According to them, Islam knows nothing of the separation between politics and religion (…) their remarks reproduce, almost word for word, what European reactionaries at the beginning of the nineteenth century (…) said to condemn the rupture that the Enlightenment and the French Revolution had produced in the history of the Christian West!

On the basis of this position, every current of political Islam chooses to conduct its struggle on the terrain of culture(…) In reality, the militants of political Islam are not truly interested in discussing the dogmas that form religion. (…) 

The exclusive emphasis on culture allows political Islam to eliminate from every sphere of life the real social confrontations between the popular classes and the globalized capitalist system that oppresses and exploits them. The militants of political Islam have no real presence in the areas where actual social conflicts take place and their leaders repeat incessantly that such conflicts are unimportant. (…)

On the terrain of the real social issues, political Islam aligns itself with the camp of dependent capitalism and dominant imperialism. It defends the principle of the sacred character of property and legitimizes inequality and all the requirements of capitalist reproduction».

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Rethinking Marxism

Rivista marxista di lingua inglese, pubblicata negli Stati Uniti d’America:

http://www.tandf.co.uk/journals/titles/08935696.asp

"The aim of RETHINKING MARXISM is to stimulate interest in and debate over the explanatory power and social consequences of Marxian economic, cultural, and social analysis. To that end, we publish studies that seek to discuss, elaborate, and/or extend Marxian theory. Our concerns include theoretical and philosophical (methodological and epistemological) matters as well as more concrete empirical analyses-all work that leads to the further development of distinctively Marxian discourses. We encourage contributions from people in many disciplines and from a wide range of perspectives. We are also interested in expanding the diversity of styles for producing and presenting Marxian discourses.

One distinguishing aim of this journal is to ensure that class is an important part, but not the exclusive focus, of Marxism. We are therefore interested in the complex intersection of class with economic, political, psychological, and all other social processes. Equally important is the task of exploring the philosophical positions that shape Marxian analyses.

We are interested in promoting Marxian approaches to social theory because we believe that they can and should play an important role in developing strategies for radical social change-in particular, for an end to class exploitation and the various forms of political, cultural, and psychological oppression (including oppression on the basis of race, gender, and sexual orientation). We especially welcome research that explores these and related issues from Marxian perspectives" (così dal sito).

L’abbonamento costa la bellezza di 79 US $ (e noi che Cassandra ve la regaliamo!). Non è possibile scaricare gli articoli on line, ma cliccando su un bottone è possibile vedere gratis i summaries dell’ultimo numero, di cui ne segnaliamo tre sull’analisi di classe che ci sembrano interessanti. Si tratta di "Who Appropriates the Surplus? di Victor D. Lippit , "From Communism to Capitalism: Rethin-king the Boundaries of Class Analysis" di Jonathan Diskin e "The Categories of Class Analysis and the Soviet Experience: A Reply to Victor Lippit, Satya Gabriel, and Jonathan Diskin" di Stephen Resnick e Richard Wolff . Purtroppo non potendo leggere gli articoli nella loro interezza, non possiamo fare alcun commento.

La rivista stà organizzando una conferenza per l’anno in corso:

RETHINKING MARXISM

CONFERENCE – rm06
October 26-28, 2006
University of Massachusetts,
Amherst

Tra i nomi indicati per il comitato organizzatore vi sono i seguenti:

Ernesto Laclau · Julie Graham · Stephen Resnick · Rick Wolff · Susan Buck-Morss · Kojin Karatani ·
Liza Featherstone · Stephen Cullenberg · David F. Ruccio · Susan Jahoda · Antonio Callari ·
Warren Montag · Sut Jhally · Carole Biewener · Jonathan Diskin · Erik Olsen · Bruce Roberts ·
Blair Sandler · Eray Duzenli · Philip Kozel and many others in an international gathering of scholars and activists dedicated to the state of contemporary Marxism and its many current correlates and derivatives.

Chi volesse entrare in contatto, può farlo scrivendo all’indirizzo mail: www.rethinkingmarxism.org

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