INVITO A SEMINARIO

 

OFFICINA DEI SAPERI FEMMINISTI A CURA DELLA RIVISTA MAREA

 

Corpo a corpo

LIBERTÀ, DIVIETI, RESPONSABILITÀ, MERCATO.

DIALOGHI E CONFLITTI TRA GENERAZIONI DI DONNE.

 

QUANDO

3, 4 e 5 settembre 2010. Dal venerdì pomeriggio alla domenica a pranzo.

 

DOVE

A Caranzano, 8 km da Acqui terme, provincia di Alessandria, presso Altradimora, www.altradimora.it

 

 

Non è da oggi che si indaga sull’impatto, la trasmissione  e la sedimentazione del femminismo sulle giovani generazioni; le domande, (e l’angoscia per le temute risposte), scivolano di volta in volta da donna a donna quando le giovani che hanno incontrato i movimenti di emancipazione e liberazione diventano adulte, e poi anziane, e nel frattempo si guardano intorno, verificando i risultati e l’incarnazione delle proprie conquiste e convinzioni nelle figlie, nella sorelle minori, nelle allieve, nelle conoscenti e nella società tutta.

 

L’interrogazione che ci sta a cuore con questo seminario non è se qualcosa sia passato di generazione in generazione, ma il come.

 

La nostra convinzione è che sia interessante e importante ragionare sulle modalità di passaggio del testimone del patrimonio politico e culturale del femminismo.

Quando, oggi come ieri, e come purtroppo anche domani, si inciampa nella banale giaculatoria del ‘non esiste più il movimento femminista’, oppure del ‘il femminismo è morto’, dobbiamo chiederci attentamente quale sia lo scopo di queste affermazioni.

 

Da una parte sarebbe assurdo non considerare la crisi, soprattutto italiana, delle pratiche e del pensiero dei partiti e dei movimenti per il cambiamento, che in questo nostro paese scontano in modo pesantissimo il perdurante consenso di una cultura omologante, fondamentalista, semplificatoria e repressiva.

 

C’è, indubbiamente, un forte elemento di ingratitudine e di ignoranza da parte delle giovani generazioni verso le precedenti, e in particolare delle giovani donne italiane verso quelle femministe che hanno preso parola, prima di loro, per se stesse ma anche per quelle che sarebbero venute dopo.

 

Se, in parte, il rifiuto per l’ingombro delle anziane è fisiologico per la crescita, (ma non è giustificabile quando diventa disprezzo, smemoratezza e sottovalutazione) c’è però anche una necessità urgente di interrogarci e agire da parte di chi, oggi passata nella posizione di adulta dei riferimento, è potenziale fonte.

 

E’ vero che pezzi di femminismo italiano hanno smesso di parlare con la società e con le giovani generazioni, svolgendo un lavoro teorico apprezzabile ma di scarso impatto e comunicazione allargata; il pericolo della omogeneizzazione e del ritorno al neutro imperante (anche nei movimenti altermondialisti è sempre in agguato), e sta a noi femministe con qualche capello bianco attivare ogni possibile risorsa, individuale e collettiva, per continuare (o ritornare) a parlare con le e i giovani, con la società, ridando attualità ed eros al femminismo.

 

Non basta la soggettività femminile a fare delle donne soggetti capaci  ci autodeterminazione e di cambiamento: anche la giovane ministra ex soubrette o quella post fascista alla gioventù a buon titolo e diritto hanno potere, soggettività e visibilità. Il problema è: era questa la soggettività che desideravamo costruire quando criticavamo le strutture patriarcali della società, dei partiti, dei sindacati e dei movimenti sociali tre, quattro decenni orsono?

 

Come resistere all’ondata mediatica di disprezzo e mercificazione del corpo femminile, che da decenni riempie gli occhi delle nuove generazioni di pezzi di carne giovane in offerta speciale, come strada facile per affermarsi nella carriera e nella società? Come trovare alleanze con le giovani migranti per la ri-conquista della laicità, per noi e per loro?

 

 

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La Redazione

 

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